Statement on Systemic Racism and Police Brutality Statement on Systemic Racism and Police Brutality

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La WILPF ITALIA ha aderito a una campagna condotta da gruppi pacifisti sardi per riconvertire una fabbrica di armi in una industria agroalimentare, che valorizzi il patrimonio di formaggi ovini e caprini, tipici della Sardegna, facendoli entrare nel circuito commerciale internazionale, che da sempre conosce solo il Pecorino Romano. Tale soluzione è sostenibile tanto più perché si realizzerà un fabbricato in “adobe” (terra cruda) e perché la linea di prodotti sarà rigorosamente biologica. Scopri di più e unisciti alla campagna!  

 

Invece di produrre armi, perché non fare formaggio? 

 

Questa proposta  è al centro della campagna in corso per riconvertire una fabbrica di armi sarda in un’industria agroalimentare.

 

La campagna, lanciata nel 2020 dai gruppi pacifisti sardi Sardegna Pulita e Donne Ambiente Sardegna, è stata subito sostenuta e divulgata dalla WILPF Italia ad altre associazioni in tutta Italia, mediante l’organizzazione di proteste ed eventi di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. 

 

L’iniziativa ha un duplice obiettivo: fermare la produzione e l’esportazione di armi e migliorare il benessere economico degli allevatori e delle allevatrici in Sardegna, alle prese con i bassi prezzi del latte di pecora che impediscono loro di avere un salario dignitoso. 

 

“In Sardegna, il latte di pecora viene utilizzato per produrre il pecorino romano, un formaggio che non viene consumato qui, bensì esportato negli Stati Uniti e in altri paesi”, dice Ennio Cabiddu, agronomo e co-fondatore di Sardegna Pulita. “In passato, la produzione del formaggio era sovvenzionata, ma il sussidio è stato revocato, spingendo le aziende produttrici a recuperare le perdite abbassando il prezzo del latte. Questo ha causato condizioni di vita insostenibili per gli allevatori e le allevatrici in Sardegna”. 

 

Nel frattempo, una fabbrica chiamata RWM Italia, situata nella provincia meridionale dell’isola, casa di molti pastori sardi, impiega forza lavoro locale per produrre bombe e munizioni per conto della società madre tedesca, Rheinmetall. Le armi prodotte sono state esportate in Arabia Saudita e usate nel conflitto in Yemen, dove sono state direttamente collegate alla morte di civili yemeniti, mentre la popolazione lotta per sopravvivere nel mezzo della più grande crisi umanitaria del mondo. 

 

A fine gennaio del 2021, il governo italiano ha annunciato la revoca di licenze di esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti – una grande vittoria per le attiviste e gli attivisti della pace. Tuttavia, tale  decisione si applica solo a questi due paesi e all’esportazione di missili e bombe aeree, mentre  non si applica alle autorizzazioni in corso  per altri tipi di materiale di armamento. La RWM continua inoltre a produrre armi che vengono tuttora vendute ad altri paesi del Golfo, come il Qatar. 

Una soluzione locale a un problema internazionale

L’anno scorso, nel tentativo di fermare la produzione di armi e di offrire una soluzione sostenibile per l’economia locale, Sardegna Pulita e Donne Ambiente Sardegna hanno sviluppato una proposta per convertire la RWM Italia in una industria agroalimentare per la produzione di formaggi tipici, finora apprezzati solo a livello locale ma che meritano di essere proposti in Italia e all’estero.

 

“Questa è una soluzione reale e tangibile che salverà vite all’estero e migliorerà la vita delle persone in Sardegna”, dice Cabiddu. “Trasformando questa fabbrica in un impianto per la produzione di una varietà di formaggi richiesti localmente, i posti di lavoro saranno mantenuti, il prezzo del latte aumenterà e l’economia locale diventerà più prospera”.

 

Negli ultimi mesi, insieme alla WILPF Italia, gli organizzatori e le organizzatrici della campagna hanno intrapreso una serie di iniziative per attirare l’attenzione sulla loro proposta. Lo scorso dicembre, gli attivisti e le attiviste hanno tenuto una conferenza stampa davanti al Ministero dello Sviluppo Economico per condividere i dettagli della proposta e chiedere al governo di agire. A gennaio, la proposta è stata presentata al Ministro dello Sviluppo Economico durante un incontro virtuale. Sono ora in attesa di un incontro con i membri dell’attuale governo dopo la nomina a febbraio di Mario Draghi come nuovo presidente del consiglio. 

 

Come hanno chiarito le attiviste e gli attivisti, ci sono molte ragioni per cui il governo dovrebbe sostenere questa iniziativa: prima fra tutte, il fatto che la stessa legislazione italiana sulle licenze di esportazione delle armi (art. 1 (3), legge n. 185 del 9 luglio 1990) prevede che il governo predisponga “misure idonee ad assecondare … la conversione a fini civili delle industrie del settore della difesa”. 

 

La WILPF Italia alle Nazioni Unite 

 

In collaborazione con il Segretariato Internazionale della WILPF e altre organizzazioni femministe italiane, la WILPF Italia ha inoltre assunto un ruolo di primo piano nel portare avanti le richieste collettive delle attiviste e degli attivisti italiani per la pace attraverso i meccanismi per i diritti umani  delle Nazioni Unite. 

 

Un esempio sono i rapporti presentati congiuntamente al Comitato sui diritti economici, sociali e culturali e al Comitato per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne delle relazioni che evidenziano l’impatto negativo sui diritti umani nei paesi importatori delle esportazioni italiane di armi. Entrambi questi comitati delle Nazioni Unite hanno posto domande specifiche sul ruolo dell’Italia nelle esportazioni di armi, alle quali il governo dovrà rispondere nelle prossime relazioni su come sta adempiendo agli obblighi in materia di diritti umani derivanti da questi trattati sottoscritti dall’Italia.

 

“Le armi prodotte in Italia stanno avendo un impatto terribile sulle persone e sulle comunità in Yemen e in altri paesi: chiediamo che l’Italia cessi immediatamente il proprio ruolo in questi conflitti”, dice Enrica Lomazzi della WILPF Italia. “Attraverso i nostri sforzi di sensibilizzazione verso la popolazione e nelle sedi delle Nazioni Unite, vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici portuali in Italia che stanno protestando contro l’attività militare distruttiva del nostro paese, chiedendo soluzioni pacifiche e sostenibili per la creazione di posti di lavoro in Italia”. 

 

Gli attivisti e le attiviste sperano che il progetto venga finanziato attraverso il Recovery Fund dell’Unione Europea, che è stato concepito per promuovere soluzioni sostenibili di recupero post-COVID-19 ed è attualmente in corso di ratifica.  

 

Unisciti alla campagna!

 

La comunità globale della WILPF può sostenere la campagna facendo pressione sul governo italiano affinché agisca. Parla della campagna sui social media usando gli hashtag #MakeCheeseNotWar, #StopVenditaArmi, e #StopRWM, incoraggia gli attivisti e le attiviste in Italia a prendere parte alla mobilitazione e condividi questo post con la tua rete. Ogni atto di resistenza fa la differenza! 

 

Per maggiori informazioni

 

Per saperne di più sulla campagna in Sardegna, visita le seguenti risorse:

 

Per saperne di più sulle attività di sensibilizzazione della WILPF Italia presso le Nazioni Unite, consulta i seguenti documenti o visualizza l’elenco completo delle relazioni:

 

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